Immobili con spazi per smart working: perché sono più richiesti a Milano
L’appartamento è elegante, luminoso, nella zona giusta. Poi, durante la visita, arriva una domanda che fino a qualche anno fa si sentiva molto meno: «Dove potrei lavorare senza occupare il tavolo della cucina?».
A Milano è diventata una questione concreta. Il soggiorno ampio continua a piacere, la cucina ben progettata anche, ma per molti acquirenti e conduttori non basta più. Chi lavora da casa due o tre giorni alla settimana cerca una stanza separata, un ambiente raccolto oppure almeno una zona che possa essere isolata visivamente e acusticamente dal resto dell’abitazione.
Non serve necessariamente uno studio da venti metri quadrati. Serve uno spazio credibile. E la differenza, durante una visita, si percepisce subito.
Perché lo smart working continua a influenzare la scelta della casa?
Il lavoro da remoto non ha mantenuto i livelli straordinari raggiunti durante la pandemia, ma non è nemmeno scomparso, come qualcuno aveva previsto.
Secondo l’Istat, nel 2023 il 38,3% degli occupati residenti a Milano aveva lavorato da remoto almeno qualche giorno nelle quattro settimane precedenti la rilevazione. Una percentuale nettamente superiore alla media italiana, ferma al 13,8%. Milano risultava così la città italiana con la maggiore diffusione del lavoro da casa. mprende meglio guardando alla struttura professionale della città. Finanza, consulenza, comunicazione, tecnologia, moda e servizi avanzati concentrano una quota elevata di manager, professionisti e lavoratori qualificati, cioè le categorie che utilizzano più frequentemente formule ibride.
Nel 2025, secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, i lavoratori da remoto in Italia erano circa 3,57 milioni. Nelle grandi imprese il fenomeno interessava il 53% del personale, pari a quasi due milioni di persone. Non stiamo quindi parlando di una soluzione provvisoria, ma di un modello organizzativo entrato stabilmente nelle abitudini di molte aziende. tutto questo per il mercato immobiliare? Che la casa viene valutata anche durante le ore lavorative. Prima si pensava soprattutto alla sera, al fine settimana, alla convivialità. Oggi l’acquirente immagina una videochiamata alle nove del mattino, due persone che lavorano contemporaneamente, un figlio che rientra da scuola. Ed è lì che una planimetria apparentemente perfetta può mostrare i suoi limiti.
Basta una scrivania per parlare di spazio dedicato al lavoro?
No. Una scrivania collocata in un angolo di passaggio non trasforma automaticamente quell’area in uno studio.
Uno spazio per lo smart working deve prima di tutto consentire concentrazione e riservatezza. La luce naturale conta, così come una buona illuminazione artificiale, ma diventano determinanti anche l’acustica, la presenza di prese elettriche, la qualità della connessione e la possibilità di separare il lavoro dalla vita domestica.
Un piccolo locale finestrato può risultare più convincente di un soggiorno molto grande nel quale la postazione resta sempre esposta. Allo stesso modo, una camera di servizio, una zona soppalcata ben studiata o una parte del living chiudibile attraverso una parete scorrevole possono aumentare notevolmente la funzionalità dell’abitazione.
Nelle case di pregio la richiesta diventa ancora più precisa. Il cliente non cerca semplicemente un punto in cui appoggiare il computer. Vuole uno spazio coerente con il livello dell’immobile: arredi su misura, luce corretta, isolamento acustico, cablaggio, sfondi ordinati per le videocall e, possibilmente, una certa distanza dalla zona notte.
È un dettaglio? Non proprio. Una giornata di lavoro trascorsa al tavolo da pranzo può sembrare accettabile. Tre giorni ogni settimana, per anni, sono un’altra cosa.
Nelle visite che svolgiamo tra Porta Nuova, Moscova e Repubblica capita spesso che un ambiente definito nella planimetria come “camera aggiuntiva” venga immediatamente interpretato dal cliente come studio. La domanda successiva è quasi sempre pratica: si può chiudere? È silenzioso? Arriva la fibra? Questo dice parecchio su come sono cambiate le priorità.
Uno studio aumenta davvero il valore dell’immobile?
Non esiste una percentuale automatica da aggiungere alla valutazione perché una casa dispone di uno studio. Sarebbe una semplificazione poco seria. Il valore dipende dalla zona, dalla superficie complessiva, dal piano, dallo stato dell’immobile e dalla qualità della distribuzione interna.
Uno spazio dedicato al lavoro può però aumentare il valore percepito e, soprattutto, ridurre le obiezioni durante la trattativa. In altre parole: non sempre consente di alzare direttamente il prezzo, ma può rendere l’immobile più competitivo rispetto ad alternative simili.
A Milano questo aspetto pesa parecchio, perché ogni metro quadrato ha un costo rilevante. Nel secondo semestre del 2025, secondo FIMAA Milano Lodi Monza Brianza, il prezzo medio degli appartamenti nuovi in città ha raggiunto 6.815 euro al metro quadrato; gli immobili recenti si sono attestati a 5.406 euro e quelli più datati a 4.288 euro. Le quotazioni residenziali risultavano in crescita del 2% rispetto al semestre precedente. metri quadrati possono rappresentare decine di migliaia di euro, nessun acquirente vuole acquistare superficie inutilizzata. Una stanza piccola ma ben organizzata viene spesso preferita a un corridoio sovradimensionato, a un ingresso scenografico ma poco funzionale o a un salone difficile da arredare.
Questo è il nostro punto di vista: nel mercato milanese contemporaneo il lusso non coincide più soltanto con l’ampiezza. Coincide con la qualità d’uso dello spazio. Una casa prestigiosa deve funzionare bene la sera, quando si ricevono ospiti, ma anche il martedì mattina, quando entrambi i proprietari hanno una riunione online. Sembra meno affascinante da raccontare, forse. Però è così.
La presenza di uno studio può incidere positivamente anche sui tempi di vendita o locazione, perché amplia il numero di persone compatibili con l’immobile: liberi professionisti, dirigenti, imprenditori, consulenti, coppie che lavorano in modalità ibrida e famiglie che necessitano di un ambiente multifunzione.
In quali zone di Milano questa caratteristica è più apprezzata?
La domanda non si manifesta nello stesso modo in tutta la città.
Nelle aree di Porta Nuova, Repubblica e Moscova, dove abitano numerosi manager e professionisti legati ai distretti finanziari e direzionali, lo studio domestico viene spesso considerato una dotazione quasi naturale. La vicinanza all’ufficio resta importante, ma non elimina la necessità di lavorare da casa. Anzi: molti clienti vogliono entrambe le possibilità.
A Brera e Porta Venezia la sfida è differente. Qui si incontrano spesso edifici storici, appartamenti con distribuzioni meno regolari e ambienti molto caratterizzati. Un vano di passaggio recuperato correttamente, una libreria divisoria o una porta vetrata possono creare una zona di lavoro senza snaturare l’architettura della casa.
CityLife, Pagano e le aree residenziali più orientate alle famiglie premiano invece appartamenti con metrature maggiori e ambienti flessibili. Lo studio può diventare camera per gli ospiti, stanza per i figli o spazio dedicato allo studio scolastico. È proprio questa reversibilità a renderlo interessante anche per chi, al momento dell’acquisto, non lavora abitualmente da remoto.
Come valorizzare uno spazio smart working prima della vendita?
Il primo errore è presentare come studio una stanza che appare ancora come deposito, lavanderia improvvisata o ambiente residuale. L’acquirente deve riuscire a comprenderne immediatamente la funzione.
In alcuni casi bastano pochi interventi: una scrivania proporzionata, un’illuminazione adeguata, una seduta di qualità e una libreria poco profonda. Negli immobili di fascia alta può essere opportuno sviluppare un progetto su misura, soprattutto quando lo spazio di lavoro si trova all’interno del soggiorno o comunica con altri ambienti.
Anche la fotografia immobiliare deve raccontarlo correttamente. Una postazione ripresa frontalmente, con cavi in vista e una sedia casuale, comunica provvisorietà. Uno spazio ordinato, luminoso e inserito nel progetto complessivo fa percepire invece una casa già pronta per essere vissuta.
Attenzione, però, a non sacrificare una camera da letto solo per seguire una tendenza. La scelta dipende dal target. In un trilocale destinato a una famiglia, eliminare la seconda camera potrebbe ridurre l’interesse. In un appartamento ampio rivolto a una coppia di professionisti, ricavare uno studio separato può essere una decisione molto efficace.
La valorizzazione parte quindi dall’analisi dell’immobile e del suo potenziale acquirente, non da una regola valida per tutti.
Lo smart working è uno dei nuovi criteri del mercato immobiliare milanese
Gli spazi dedicati al lavoro rappresentano uno degli elementi attraverso cui si può leggere l’evoluzione della domanda abitativa. Sono collegati alla diffusione del lavoro ibrido, ma anche a un’esigenza più ampia: acquistare case capaci di adattarsi alle diverse fasi della giornata e della vita.
Per comprendere come questa caratteristica interagisca con prezzi, quartieri, domanda internazionale e segmento luxury, è utile consultare la guida completa dedicata al mercato immobiliare di Milano nel 2026. Il valore di una proprietà milanese non dipende mai da un solo elemento. Nasce dall’equilibrio tra posizione, qualità architettonica, distribuzione e coerenza con le esigenze reali del mercato.
Chi sta pensando di vendere un immobile può quindi osservare la propria casa con una domanda molto semplice: oggi, dove lavorerebbe una persona che la abita?
La risposta potrebbe suggerire una diversa distribuzione degli ambienti, un piccolo intervento di valorizzazione oppure un nuovo modo di presentare la proprietà. Doorway Prestige affianca proprietari e acquirenti nella valutazione degli immobili di pregio a Milano, con un’analisi costruita sulla microzona, sulle caratteristiche della casa e sul pubblico a cui può realmente interessare.
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